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IL BIG BANG
Molti astronomi ritengono che l’universo abbia avuto inizio con il cosiddetto Big Bang circa 14 miliardi di anni fa. Allora l’intero universo era compreso in una bolla migliaia di volte più piccola di una capocchia di spillo, ma più calda e più densa di qualsiasi cosa possiamo immaginare.
Poi, improvvisamente, questa bolla esplose e nacque l’universo come noi lo conosciamo. Tempo, spazio e materia hanno tutti avuto inizio con il Big Bang. In una frazione di secondo, l’universo crebbe, da dimensioni inferiori a quelle di un singolo atomo, fino a superare quelle di un’intera galassia e continuò a crescere ad un ritmo incredibile. L’espansione continua ancora oggi.
Mentre l’universo si espandeva e si raffreddava, l’energia si trasformò in particelle di materia e antimateria. Questi due tipi opposti di particelle per lo più si distrussero reciprocamente, ma una parte della materia riuscì a sopravvivere e le particelle più stabili, chiamate protoni e neutroni, iniziarono a formarsi quando l’universo aveva un solo secondo di vita.
Nei tre minuti successivi, la temperatura calò a 1 miliardo di gradi centigradi, abbastanza per permettere a protoni e neutroni di unirsi e formare nuclei di idrogeno ed elio. Dopo circa 300.000 anni, la temperatura dell’universo scese intorno ai 3.000 gradi. I nuclei riuscirono finalmente a catturare gli elettroni per formare gli atomi e l’universo si riempì di nubi di idrogeno ed elio.
IL SISTEMA SOLARE
Il sistema solare è un è un sistema di pianeti e di una stella ma possono esserci anche sistemi stellari con più di una stella. Dato che parliamo del “nostro” sistema, ne consideriamo solo una, il Sole.
I pianeti del sistema solare si dividono in due categorie: rocciosi, i più vicini al Sole e gassosi, più lontani dal Sole.
I pianeti gassosi sono i più grandi del nostro sistema solare, l’ordine dal più vicino al più lontano è: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno. 15 anni fa ci sarebbe stato anche Plutone. Nel sistema solare ci sono due fasce di asteroidi kuiper la più lontana e quella degli asteroidi posizionata tra Marte e Giove. le atmosfere venere ne ha una molto densa e per questo e non solo è molto caldo intorno ai 400° giusto per cuocere una pizza in pochi minuti un pianeta forno a legna si pensa (anche per marte) che prima possa essere stato come la terra ma che qualcosa di

simile al riscaldamento globale lo abbia fatto diventare come oggi marte è più ospitale con temperature sotto lo zero e radiazioni “spaziali”/solari Plutone anche se non più un pianeta è molto bello la sua orbita è inclinata e ha un mare di una sostanza simile al dentifricio (più un oceano) per densità che è a forma di cuore dove “sprofondano ghiacciai” e in certi periodi si formano delle “aurore blu” e l’ossigeno diventa liquido e anche esplosivo
I satelliti Giove ne ha circa 52 “certe”
Marte ne ha due deimos e fobos
Noi ne abbiamo avute due avvolte piccoli meteoriti entrano in orbita la nosta luna si è formata invece con l’impatto di un pianeta tipo marte con la terra iniziale per un certo periodo abbiamo avuto anelli anche noi.
IL SOLE
La massa del Sistema Solare è concentrata soprattutto nel Sole, una stella con una massa gigantesca, che genera una forza di attrazione sui corpi celesti che compongono il Sistema Solare. Il Sole, essendo una stella, è una grande sfera di gas incandescenti, ed emana energia termica e luminosa. Nella parte più interna del Sole si raggiungono valori di temperatura e di pressione così alti da indurre gli atomi di idrogeno a unirsi tra loro: a 15 milioni di gradi, gli atomi di idrogeno, schiacciati l’uno contro l’altro, fondono i loro nuclei trasformandosi così in atomi di elio. Questo processo si chiama fusione nucleare. La massa finale dell’elio è leggermente minore di quella dell’idrogeno iniziale: la massa che manca si è trasformata in energia. Si ottiene così l’energia che viene sprigionata dal Sole sotto forma di calore e di luce.
Dal nucleo alla fotosfera
Il sole ha una struttura a gusci concentrici ed è suddiviso in cinque zone principali: il nucleo dove avvengono le reazioni di fusione nucleare, la zona radioattiva dove il calore prodotto dal nucleo si propaga per irraggiamento, la zona convettiva dove il calore si propaga per convezione e la fotosfera che è la superficie esterna e visibile del sole. La fotosfera presenta il fenomeno delle macchie solari che sono aree di forma irregolare, più scure perché più fredde rispetto all’atmosfera circostante.


L’atmosfera solare
L’atmosfera solare è un involucro di gas molto rarefatti che avvolge la fotosfera. Nell’atmosfera solare si distinguono due parti: la cromosfera, più densa, e la corona solare, più esterna e meno densa. Nella corona solare si possono osservare le protuberanze solari, ossia degli enormi getti di materia incandescente. Le protuberanze si generano in seguito a brillamenti, ossia delle forti esplosioni visibili come aumenti improvvisi di luminosità sulla fotosfera.
LE COSTELLAZIONI
In astronomia, raggruppamento apparente di stelle sulla volta celeste, in cui fin da tempi antichissimi vennero riconosciuti i contorni di particolari figure di animali, eroi, oggetti, ecc., che dettero il nome alla costellazione stessa. In astrologia, aspetto geometrico che esprime la situazione relativa delle stelle erranti (pianeti, Sole, Luna) tra quelle fisse.
ANDROMEDA

Andromeda è una galassia a spirale di 4000 stelle situata nell’ emisfero boreale del cielo nota anche come Meisser 31. Si trova fra le costellazioni di Pegasos e di Perseo ad una distanza di circa 2.310.000 anni luce dalla Terra.
La nostra Galassia si muove verso quella di Andromeda. Studi relativi all’ alone galattico di Andromeda dimostrano che è molto simile a quello della nostra galassia ed è la nebulosa più lontana che possiamo distinguere ad occhio nudo.
Andromeda mitologia
Secondo la mitologia greca Andromeda è la figlia di Cefeo e di Cassiopea la quale si vantava che sua figlia fosse piu bella delle Nereidi, le ninfe-figlie del dio del mare Nereo che spesso accompagna Poseidone. Per questa sua arroganza, Poseidone, fratello di Zeus e dio del mare, ha deciso di punirla. Così ha mandato un mostro marino per distruggere la zona intorno al regno. Cefeo per far cessare la maledizione del mostro doveva sacrificare sua figlia, legandola ad una roccia sulla costa, cosicché potesse essere divorata dal mostro marino stesso. Cefeo, dopo aver chiesto consiglio all’ oracolo di Apollo, obbedì al volere del dio. Alla fine però, Andromeda venne liberata da Perseo che avendo già ucciso la Medusa, si era avvicinato uccidendo il mostro marino.
Perseo sposò Andromeda dopo averla salvata.
LE STELLE
La Costellazione di Orione dal punto di vista scientifico è molto interessante, è un ottimo esempio di “laboratorio stellare”, in cui è possibile osservare diverse situazioni che interessano la vita di una stella.
Una stella nasce da una nebulosa ovvero un ammasso di gas e polvere che piano piano si compatta e formerà una stella. Nella cintura di Orione è possibile osservare una nebulosa. La durata media della vita di una stella è di dieci miliardi di anni.
Rigel invece è la stella piu’ luminosa e giovane della costellazione, la sua luce è bianca.
Un altro esempio è Betelgeuse, una stella di colore arancione, di età antica che potrebbe esplodere nell’arco qualche secolo “tempi universali” brevi. Alla fine della sua vita la stella non avrà più idrogeno e inizierà a fondere nuclei atomici e a formare elio ed ad espandersi, poi la gravità vincerà e la farà collassare ed esplodere in una super nova; ci sono poi tre possibili evoluzioni: stella di neutroni, una nana bianca o un buco nero.

MITO DELL’ORSA MAGGIORE
La costellazione dell’Orsa Maggiore, nella mitologia greca, rappresenta Callisto, una ninfa dei boschi.
Sin da piccola si era distinta per la sua indole da cacciatrice, entrò nel seguito di Artemide, dea della caccia, e ben presto divenne la prediletta della dea.
Un giorno, mentre Callisto riposava sdraiata sul suo arco in un bosco, fu scorta da Zeus che se ne innamorò.
Il potente dio, per potersi avvicinare a Callisto, si trasformò nella dea Artemide.
Dopo aver conquistato la fiducia di Callisto, Zeus svelò la sua vera identità. I due si innamorarono e dalla loro unione nacque un figlio, Arcade.
Questa storia giunse però alle orecchie di Era, la moglie di Zeus, che decise di vendicarsi trasformando Callisto in orsa. Zeus, si occupò di mettere in salvo il piccolo Arcade.
Arcade ormai quindicenne, un giorno, a caccia, incontrò sua madre sotto le vesti di orsa. Lei, avendolo riconosciuto, gli si avvicinò per manifestargli il suo affetto.
Ma Arcade, impaurito, le puntò contro il terribile arco teso. Stava per trafiggere Callisto con una freccia, quando Zeus, impietosito dalla scena, trasformò in orsa anche suo figlio, dissolvendo entrambi in stelle. Callisto divenne l’Orsa Maggiore mentre Arcade venne tramutato nella costellazione dell’Orsa Minore.
Mito di Orione
Per i Greci Orione era il figlio del dio del mare, Poseidone, e di Euriale figlia del re di Creta Minosse.
La leggenda racconta che una notte, sull’isola di Chio, Orione corteggiò Merope, la figlia del re Enopio.
Questo si adirò moltissimo, lo accecò e lo bandì dall’isola. Orione, dopo vari giorni di totale smarrimento ebbe una visione, un oracolo gli predisse che se si fosse recato verso oriente avrebbe potuto riacquistare la vista.
Si recò quindi sull’isola di Lemno dove incontrò Efesto, il dio del fuoco.
Efesto impietosito dalla sua cecità decise di affidarlo ad uno dei suoi apprendisti, Cedalione, il quale lo condusse attraverso l’oceano fino ad arrivare in una lontanissima isola dove viveva Eos, la dea dell’Aurora.
La dea si innamorò subito del bellissimo e possente Orione e suo fratello Elio, in segno di amicizia, gli restituì la vista.
Un giorno la dea della caccia Artemide si invaghì di Orione che declinò i ripetuti inviti con garbo, spiegando alla dea che mai avrebbe potuto tradire la sua amata sposa, alla quale sarebbe stato eternamente fedele perché grato di avergli fatto riacquistare la vista.
Artemide si mise il cuore in pace fino a che non venne a sapere che Orione stava facendo una spietata corte alle Pleiadi, le 7 figlie di Atlante e Pleione, nonché le sue ancelle.
Le inseguiva ovunque, nonostante i ripetuti rinneghi delle ragazze, fino a quando Zeus, il padre degli dei, ebbe pietà di loro e decise di tramutarle prima in colombe e successivamente in stelle.
Per questo motivo se osserviamo il cielo vediamo la costellazione di Orione molto vicina a quella del Toro, dove risiedono le Pleiadi.
Nel suo lento movimento nel cielo Orione segue quindi ininterrottamente questo ammasso di stelle.
Artemide non potendo sopportare questo affronto, desiderosa di vendetta, decise di inviare nell’abitazione di Orione, mentre esso dormiva, un
velenosissimo scorpione che lo avrebbe punto e quindi ucciso con il suo mortale veleno. Così fu e sia lo scorpione che Orione furono collocati in cielo da Zeus, sotto forma di costellazioni, ma collocati in punti opposti del cielo affinché lo scorpione non potesse più pungere.
CASSIOPEA

In questa storia mitologica le protagoniste saranno alcune costellazioni del cielo invernale: Cassiopea, Cefeo, Andromeda, Perseo, Pegaso, Ceto.
Secondo il mito greco Cassiopea era la regina di Etiopia, moglie del re Cefeo ed era davvero molto vanitosa (per questo la vediamo raffigurata nel cielo mentre si specchia e si pettina i capelli). Un giorno la donna osò dichiarare di essere più bella delle Nereidi, le ninfe del mare, fanciulle bellissime figlie del dio Poseidone.
Queste, sentendo il terribile affronto di Cassiopea, si adirarono moltissimo e chiesero al loro padre di aiutarle a vendicarsi.Poseidone, stanco di sentire le loro continue lamentele decise di mandare un mostro marino chiamato “Ceto” (una balena gigantesca), sulle rive dell’Etiopia per creare una gigantesca onda che avrebbe annegato Cassiopea. Il marito di Cassiopea, Cefeo, venne a sapere del fatto e chiese ad un oracolo come poter salvare la moglie da questa terribile sorte.
Esso gli rispose che l’unico modo per salvare la regina era sacrificare una bella, giovane fanciulla al mostro.Cefeo e Cassiopea non ci pensarono un attimo e brutalmente incatenarono la bellissima figlia Andromeda sulla riva per sacrificarla al ceto.La povera Andromeda era disperata e già vedeva il mostro arrivare, di certo l’avrebbe mangiata…Quando arrivò l’eroe Perseo, appena tornato vittorioso dalla lotta contro Medusa e di cui portava ancora in mano, come trofeo, la sua testa tagliata. Vedendola, Perseo si innamorò subito di Andromeda e decise di portarla via con se, a cavallo di Pegaso, un bellissimo cavallo bianco alato.
I due quindi si sposarono e come ogni favola a lieto fine vissero felici e contenti…La regina Cassiopea fortunatamente si salvò dal mostro perché questo, rimanendoci male per la perdita della sua preda sacrificale, tornò da Poseidone.
Gli dei decisero di farla ruotare per sempre, assieme al marito, attorno al polo celeste, come in un girotondo (per questo è chiamata costellazione circumpolare) e addirittura spesso la troviamo anche ruotata a testa in giù.
METEORE, METEORITI e STELLE CADENTI
Le Meteore sono detriti spaziali, hanno piccole dimensioni e subiscono l’attrazione gravitazionale dei corpi più grandi, come la Terra.
Mentre attraversano l’atmosfera terrestre, per l’attrito con i gas atmosferici, si riscaldano e ricevono una sublimazione (SOLIDO → GAS), disintegrandosi completamente nella maggior parte dei casi, così da creare una scia luminosa che dà luogo al cosiddetto fenomeno delle stelle cadenti.
I frammenti che scappano dalla disintegrazione e giungono al suolo vengono chiamati meteoriti.
Il 70% di meteoriti sono rocciosi l’altro 30% è composta da ferro. L’impatto data l’energia accumulata forma un cratere, e la grandezza varia a seconda dell’energia accumulata. Il più spettacolare è quello di Meteor Crater in Arizona.
Stephen Hawking
Nacque l’8 gennaio 1942 a Oxford, sebbene i genitori vivessero a
Londra.
Stephen studiò alla Byron House School, un istituto molto avanzato per quei tempi che si discostava dai metodi di insegnamento più tradizionali.
A tredici anni cercò di entrare nella Westminster School.
Non avendo ottenuto la borsa di studio, poiché malato al momento dell’esame, rimase alla sua vecchia scuola, frequentando un’ottima classe e ricevendo comunque una buona formazione.
Già a partire da quegli anni, iniziava ad affacciarsi in lui il forte interesse sull’origine dell’Universo. Con la modestia che caratterizza solo i veri grandi, Stephen Hawking si esprimeva così: “Io volevo sondare le profondità dell’universo. Può darsi che ci sia riuscito in piccola misura, ma mi resta ancora moltissimo da apprendere”.
All’ultimo biennio della scuola superiore Stephen Hawking mostrò l’interesse a specializzarsi in matematica e fisica. Nel marzo 1959, sostenne l’esame per una borsa di studio a Oxford, che vinse, entrando a fisica a soli 17 anni.
Subito dopo la laurea, nell’ottobre del 1962 passò a Cambridge. Il settore in cui Stephen Hawking voleva fare ricerca era quello della cosmologia.
Man mano arrivò la consapevolezza di avere una malattia incurabile e degenerativa, che gli avrebbe causato la progressiva paralisi dei muscoli anche se era imprevedibile la rapidità con cui ciò sarebbe successo.
In seguito alla diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica, si aprì per lo scienziato una fase molto produttiva.
In quello stesso periodo conobbe Jane Wilde, che gli resterà accanto per venticinque anni. I due si sposarono nel 1965 ed ebbero tre figli.
Nel 1974 fu eletto fellow della Royal Society. Dopo l’elezione un amico lo invitò al California Institute of Technology, insieme ad alcuni altri colleghi che lavoravano sulla relatività generale. Qui iniziò ad utilizzare per la prima volta una sedia a rotelle elettrica, che gli diede un considerevole livello di indipendenza.
Nel 1979, qualche tempo dopo il ritorno in Inghilterra, Stephen Hawking ottenne la cattedra di matematica. Le sue condizioni di salute continuavano a peggiorare, causandogli anche prolungate crisi di soffocamento. Perciò fu ricoverato per una polmonite e attaccato a un respiratore. Subì una tracheotomia, in seguito alla quale non riuscì più a parlare.
Le condizioni di salute di Stephen Hawking si sono aggravate sempre di più, fino a rendere necessario l’utilizzo di un respiratore per ventiquattro ore al giorno. Tutto ciò non gli ha mai comunque impedito di continuare a lavorare brillantemente su quanto più nella vita avesse amato: l’universo.
Margherita Hack ⭐
Margherita Hack è nata a Firenze nel 1922. Il padre è contabile, la madre invece, dipinge miniature agli Uffizi. Entrambi i genitori frequentano ambienti intellettuali critici alle religioni tradizionali e al fascismo e trasmettono alla figlia. i valori fondamentali di libertà e giustizia, oltre che la scelta vegetariana. Per il resto non la condizionano, tanto che lei prende presto la via di un rigoroso ateismo ed è spensieratamente fascista fin quando, nel 1938, le leggi razziali le rubano un’amata professoressa di scienze, ebrea.
Dopo studi classici, e avventure sportive che la porteranno ad avere buoni successi nell’atletica, frequenta la facoltà di Fisica a Firenze e nel 1945, a guerra conclusa, si laurea. Scrivendo la tesi comincia a occuparsi della spettroscopia delle stelle, campo di studi interno all’astronomia che continuerà a studiare, insieme alla radioastronomia, per tutta la vita.Comincia a insegnare all’università e nel 1954 inaugura una lunga carriera di divulgatrice, iniziando a scrivere di scienza per un quotidiano. Per dieci anni gira le università di mezzo mondo finché, nel 1964, ottiene la cattedra di astronomia a Trieste e le chiavi dell’Osservatorio astronomico, che rimarrà sotto la sua direzione per quasi trent’anni.Scrive, oltre a centinaia di pubblicazioni scientifiche, testi universitari e libri di divulgazione di grande successo. Fonda riviste (L’Astronomia, Le Stelle), si impegna in politica ed è in prima linea per difendere con passione le sue opinioni in molte battaglie civili.Il 29 giugno 2013 la celebre astrofisica ha raggiunto le amate stelle.

INTERVISTA A MARCO GUERRA
Alcune alunne della scuola hanno intervistato il libraio del nostro quartiere, il sig. Marco Guerra, della libreria Pagina 348. Di seguito il nostro incontro:
Da quanto lavora in libreria?
La libreria è stata aperta dai miei genitori Rosalba e Mario nel 1992, quindi è la libreria della nostra famiglia. Mio padre faceva il libraio, perciò io sono cresciuto in mezzo ai libri; l’ho sempre accompagnato quando andava a trovare i suoi amici che facevano questo mestiere e, appena ho finito la scuola nel 1994, ho iniziato a fare il libraio.
Come mai ha deciso di fare questo lavoro?
È un lavoro che mi piace molto, in parte perché è il lavoro della mia famiglia ma anche perchè a me piacciono molto i libri e soprattutto stare in negozio, a contatto con le persone. Amo parlare con loro: persone diverse da me, di età diverse, donne o anziani, giovani…
Come si è organizzato durante la quarantena?
La quarantena è stato un periodo molto brutto per questo negozio e per tutti, ovviamente. Il negozio è stato chiuso dall’11 marzo al 25 Aprile, ma in realtà io ero dentro al negozio e rispondevo alle telefonate delle persone, che volevano sapere come stavamo, quando avrebbe riaperto la libreria o semplicemente desideravano parlare un po’. Visto che il negozio doveva stare chiuso per la pandemia, abbiamo effettuato consegne a domicilio: alle persone che abitano nel quartiere, nella zona di viale Cesare Pavese, davamo appuntamento davanti alla farmacia, e le persone che stavano un po’ più lontane ci telefonavano, ci dicevano che libri volevano e noi portavamo loro i libri a casa o glieli spedivamo. Un negozio non può stare chiuso tanto tempo quindi, avendo bisogno di lavorare, dovevamo comunque trovare il modo di vendere i libri, la cartoleria e tutte le altre cose che abbiamo. Anche ora continuiamo a vendere spedendo libri in altre città o effettuando consegne a domicilio in caso di bisogno, come una persona anziana o impossibilitata a uscire.
Se lei fosse un lettore che cosa le piacerebbe trovare in una libreria?
Ci sono diversi tipi di libreria e a me piacciono tutte: quelle molto grandi del Centro o dei centri commerciali dove si può camminare per gli scaffali, quelle molto piccole nelle quali si vede molto la scelta del libraio perché se hai poco spazio puoi esporre pochi libri e quelle che magari sembrano un po‘ impersonali. Noi siamo sempre pronti a recepire gli stimoli che arrivano dalla clientela.
Le piace il lavoro che fa?
Lavorare in libreria mi piace moltissimo perché posso incontrare tante persone; poi è un lavoro che ho la fortuna di fare con i miei familiari a cui voglio bene: mia madre Rosalba, mio fratello Alessio e Cristina, che lavora con noi da tanti anni. Bisogna dire che i libri sono una cosa speciale: sono degli oggetti molto particolari perché ognuno legge un libro a modo suo scoprendoci cose diverse. È bello entrare in confidenza con le persone tramite un libro. Perciò anche se tanti sono gli oggetti utili, ammetto che avere a che fare con i libri è diverso.
Come ha deciso il nome della libreria?
Quando noi siamo venuti qua nel 1992 questa libreria si chiamava libreria Cesare Pavese, perché appunto si trova in viale Cesare pavese. Insieme ai miei genitori abbiamo deciso di chiamarci Pagina 348. In realtà è un nome molto semplice:” pagina” richiama quelle dei libri e “348” è semplicemente il numero civico della libreria.
Sappiamo che da alcuni anni organizzate incontri con autori, ora online: quale tra questi è stato maggiormente interessante, commovente…?
Gli incontri che organizziamo sono tutti belli: sia conoscere un grande scrittore che è ai primi posti delle classifiche, a una scrittrice o scrittore esordiente magari anche molto giovane che ha appena scritto il suo primo libro e incoraggiarlo, per poi proporlo ai nostri clienti. È bello conoscere giornalisti, persone che vediamo nei programmi in televisione, o nei dibattiti politici. Sono venute moltissime persone ed ognuno è stato interessante per un motivo. Abbiamo incontrato scrittori, scrittrici, giornalisti, persone di tutte le età che provenivano da mondi completamente diversi; è sempre bello incontrare persone diverse da te. Un incontro che mi è rimasto nel cuore è stato quello con Andrea Camilleri, nel dicembre 2010, l’autore di “Montalbano”, è stato un giorno bellissimo per noi, perchè è stato per anni alle cime delle classifiche di tutta Italia. Abbiamo incontrato tutti personaggi interessanti e ci ha fatto piacere ospitarli. È venuto Ascanio Celestini che magari a voi giovani non dice molto…
Ci consiglia qualche titolo per la nostra età?
Per la vostra età vale quello che vale per tutti: ognuno è diverso, ha gusti e aspirazioni diverse, ognuno ha diritto di scegliere per sé delle cose che gli piacciono. Non esiste un libro in assoluto, ma libri per interessi diversi. Ci sono ragazzi che leggono prima, ragazzi che leggono dopo, l’unica cosa certa è che le ragazze leggono di più: in libreria vediamo molte più bambine che bambini e molte più ragazze che ragazzi.
Ci sono anche dei periodi in cui vanno molto di moda dei personaggi di serie televisive oppure di film. I libri sono per tutte le età: da quelli cartonati, morbidi, libri giocattolo per i bambini piccoli fino a quelli con i caratteri scritti grandi per i più anziani. Anche quando non ci siamo più i libri sono una grande eredità che lasciamo ai nostri parenti e amici.
Pochi anni fa consigliavamo molto “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, una bellissima galleria di donne molto coraggiose che si sono fatte strada ognuna nel suo campo: la scienziata, la sportiva, la donna che è entrata in politica, la giornalista…
Il suo rapporto con la lettura è cambiato oggi rispetto a quando era un ragazzo come noi?
In parte sì perché da quasi 30 anni ci lavoro, quindi devo leggere anche per lavoro. Quando avevo più o meno la vostra età non leggevo molto; da bambino leggevo, ma poi mi sono fissato con il pallone quindi giocavo sempre. Poi cominciai a interessarmi alle ragazze, allora non ho letto proprio più. Ora, quando escono dei libri, li leggiamo per poterli poi consigliare ai clienti, così diversi fra loro, uomini, donne, giovani, anziani, persone di destra, persone di sinistra, tifosi della Roma, tifosi della Lazio. Poi continuo anche a leggere per piacere.
Qual è il suo libro e autore preferito?
Ce ne sono davvero tanti, di generi diversi: mi piacciono i romanzi, i saggi, le biografie, i gialli. Il mio autore preferito è Fabio Bartolomei un autore di romanzi poco conosciuto; la mia scrittrice preferita è Donatella di Pietrantonio, bravissima. L‘ultimo saggio bello che ho letto si chiama Danteide, scritto da Piero Trellini e mi ha riportato alla mente Dante con la sua Divina Commedia che, prima alle medie e poi alle superiori, si legge. Mi piace molto Antonio Manzini , scrittore di gialli, inventore del commissario Rocco Schiavone, che conosciamo.
Ringraziamo di cuore il libraio Marco Guerra per la sua cortese disponibilità…ha sacrificato una sua pausa pranzo per noi! Ci vediamo in libreria! www.pagina348.it
Valentina Fagnani, Beatrice Cocchi, Chiara Pacenti, Viola Chialà 
Quest’anno, in occasione della settimana di Libriamoci, le classi terze delle sezioni A e B hanno
accolto l’iniziativa promossa dalla professoressa Pelle, docente di francese, che ha proposto la
lettura di un libro intitolato “Happa No Ko, le peuple des feuilles” di Karin Serres. Questo libro non è
di certo sconosciuto a noi alunni delle classi terze, poiché, già in seconda media, ne avevamo parlato
e disquisito attentamente, sempre durante la settimana di Libriamoci. Infatti, lo scorso anno
abbiamo impiegato molto tempo per entrare nel contesto del libro e per conoscere i personaggi,
tempo trascorso a mio parere in modo molto costruttivo e piacevole che ci ha portati alla
costruzione di un vero e proprio percorso conclusosi con la partecipazione alla manifestazione “Più
Libri, Più Liberi”, fiera nazionale della piccola e media editoria, presso il nuovo centro dei congressi di
Roma, la Nuvola. È proprio qui che noi ragazzi abbiamo incontrato l’autrice del libro alla quale
abbiamo potuto porre tutte le nostre domande ed esprimere tutte le nostre curiosità. L'autrice si è
rilevata molto gentile, genuina e disponibile, tanto che ci ha mostrato anche un suo quaderno per
prendere appunti che l’ha accompagnata durante la stesura del libro.
Abbiamo scelto questo libro perché premiato dall’ Institut Français nell’ambito del progetto “Pepites
Internationales”.
Parlare di questo libro ci ha colpito molto perché si tratta di una vera “Pepite” in quanto libro molto
particolare e sicuramente inusuale! Si tratta infatti di una storia distopica, ambientata in un futuro
lontano che ci fa ragionare, però, su quanto esso sia effettivamente più vicino a noi del previsto.
La vicenda è ambientata tra il Giappone e la Francia, in questo immaginario facenti parte di un unico
grande paese, nel quale, quindi, anche culture diverse si intersecano e si intrecciano con facilità
rendendoci consapevoli che nel mondo le diversità sono infinite ma che, allo stesso tempo, esse
possono vivere in completa armonia. All'interno di questo mondo futuristico, però, viene inserito un
tema a noi molto vicino: l’ambiente. Infatti, i due protagonisti sono dotati di una speciale
caratteristica, quella di avere la mano verde che in Francia corrisponde ad avere il pollice verde,
come spesso diciamo noi italiani per indicare qualcuno che vive veramente in sintonia con la natura
e riesce a prendersene cura con estrema naturalezza e dolcezza.
Si tratta sicuramente di un libro dal significato molto profondo e poetico che vuole farci riflettere
sull’importanza dei piccoli momenti, sull’importanza di alzare lo sguardo qualche volta e ammirare il
mondo circostante staccandoci per un momento dalla vita frenetica, piena e, talvolta, stancante che
conduciamo. Per noi ragazzi di terza è stato di grande aiuto riparlare di questo libro in quanto ci ha
offerto la possibilità di affrontare due importanti tematiche, di cui sicuramente avremo l’opportunità
di trattare durante i nostri esami, che sono l’attenzione per l’ambiente e l’avvicinamento alla cultura
giapponese. Inoltre, rileggere questo testo ci ha permesso sia di avere una visione più matura e
consapevole dei temi affrontati dal libro che di approfondire maggiormente lo stile, la scrittura e la
storia vera e propria del libro, avendone analizzato le descrizioni, i contenuti e le parole.
È stato veramente uno dei progetti più interessanti e coinvolgenti mai affrontati, anche se
fortunatamente posso dire che la nostra scuola promuove moltissimi progetti, tutti altamente
educativi e avvincenti, basta solo cogliervi la bellezza e l’interesse nascerà spontaneamente, senza
alcuno sforzo! Proprio in questo caso la professoressa ha dato spazio alla nostra immaginazione
proponendoci un ulteriore progetto che consisteva nell’inventare una nostra piccola e semplice
poesia ispirandoci agli haiku giapponesi. Per me è veramente di grande sollievo pensare alla scuola
come uno spazio all’interno del quale ogni individuo e, di conseguenza, ogni suo pensiero è ascoltato
e analizzato e dove, tramite la promozione di progetti e laboratori, alunni e professori possono
mettersi in gioco!
Grazie scuola di esistere, di essere un punto di riferimento (e divertimento) per noi alunni, grazie di
essere uno di quei pochi luoghi dove tutti e tutto contano!
Carlotta Palumbo
L’I.C. Buzzati, anche quest’anno ha aderito al progetto “Libriamoci: Giornate di lettura nelle scuole”, giunto
alla sesta edizione, secondo le indicazioni del MIUR e all’iniziativa dell’Associazione Italiana Editori
#ioleggoperché a sostegno delle biblioteche scolastiche.
Venerdì 6 dicembre, la partecipazione alla manifestazione “Più Libri, Più Liberi”, Fiera Nazionale della
Piccola e Media Editoria , presso il nuovo Centro Congressi di Roma, La Nuvola, ha costituito un momento
significativo di questo percorso e ha segnato, grazie all’incontro con la scrittrice Karin Serres , ospite della
manifestazione, la conclusione del Progetto “ Les Pépites internationales” dell’Institut Français .
Le classi 2 A e 2 B della Scuola Secondaria hanno partecipato al progetto di lettura che prevedeva l’accesso
alla Culturethèque, la mediateca digitale dell’Institut Français, per esaminare una selezione di opere
destinate a giovani lettori (dai 3 ai 14 anni) e votare la preferita.
Le opere più votate sono state premiate con il titolo di «Pépites internationales» e le attività delle giurie
internazionali, legate ai Centri culturali francesi nel mondo, sono state esposte al Salon du Livre et de la
Presse Jeunesse di Montreuil nel mese di dicembre.
Tra le “pépites” scoperte dalle classi, c’è il bel romanzo di Karin Serres “Happa No Ko, le peuple des
feuilles”, una favola ecologista e poetica ambientata in Giappone.
Una distopia ricca di spunti di riflessione e di interrogativi che abbiamo potuto rivolgere direttamente
all’autrice, Karin Serres, durante l’incontro di venerdì.
La scrittrice, scenografa e regista teatrale, nota in Francia per aver scritto 80 testi teatrali, una ventina di
romanzi e diverse opere per la radio, ha risposto alle domande dei giovani lettori, ha apprezzato i loro
elaborati e raccontato il suo percorso per arrivare alla scrittura.
Ha infine mostrato agli alunni il suo quaderno di appunti (Cahier de voyage) utilizzato durante il soggiorno
in Giappone per raccogliere impressioni e suggestioni che abbiamo ritrovato nel suo romanzo.
La ringraziamo per questo incontro così significativo e ringraziamo l’Institut Français per la bella opportunità offertaci.
Se mi chiedessero chi è Malala Yousafzai, io probabilmente risponderei che Malala è tante cose, che Malala è tutto. Malala è coraggio e paura allo stesso tempo, Malala è forza, Malala è voce, Malala è un essere umano. Nessuno pensa veramente al significato di essere umano e personalmente non attribuirei questo termine a tutte le persone del mondo, perché essere uomo non significa automaticamente essere umani. Essere umano è sinonimo di coraggio, coraggio di immedesimarsi in qualcuno e condividerne, o meglio, capirne, anche se non la si pensa allo stesso modo, i sentimenti, i pensieri, le considerazioni e le idee, subendone le sofferenze e condividendone le gioie.
Essere un essere umano è molto più complesso che essere un uomo.
Malala è l’esempio più vero di quanto un uomo possa riuscire effettivamente ad essere umano. Le parole di Malala sono state così incisive nella mia vita tanto da non uscirne più. Ho preso così tanto a cuore le sue considerazioni, che ho ripensato e rimuginato su tutte le sue idee ogni sera prima di andare a dormire, ma mi sono data ben poche risposte, anzi, mi sono sentita impotente, incapace, non necessaria, rispetto a lei che così giovane ha plasmato il mondo. Io vorrei fare, vorrei fare tanto. Vorrei parlare, vorrei far sentire la mia voce, sostenere le mie idee e i miei ideali, avere dei modelli di riferimento, delle certezze e, talvolta, vorrei avere anche il coraggio di mettere in discussione ciò che secondo me non è giusto in questo mondo. Ma io la forza di Malala non ce l’ho. Ho solo una penna e un foglio davanti a me e, come lei dice, anche queste due uniche cose bastano per cambiare il mondo. E allora io ci provo, provo a combattere, ma soprattutto provo ad esprimere il più possibile quanto sia stata importante la sua, che poi solo sua non è, di battaglia. Io non riesco ad immaginare che, da qualche parte nel mondo, una ragazza apparentemente uguale a me conduca una vita completamente diversa. Quella ragazza a quest’ora non sta seduta su una sedia a scrivere un tema sotto il tetto sicuro di una scuola, bensì si ritrova schiava di una vita che non desidera, un futuro che non le spetta ma che è costretta a sopportare. È per questo tipo di ragazze che Malala parla, per quelle ragazze ormai rassegnate che pensano che un’alternativa non esista. Quelle ragazze che vivono di sottomissione, di sacrifici, di lacrime non versate, di parole non pronunciate, di desideri mai esauditi. Quelle ragazze che ora non sono su un banco di scuola a studiare, ma sono obbligate a badare ad un bambino che non erano pronte ad avere, a sistemare una casa che non possono gestire e a soddisfare i desideri di un uomo che le considera poco più di niente. Quelle ragazze vittime imminenti di abusi fisici e psicologici. Quelle ragazze sottoposte a vivere una vita più grande di loro stesse. Quelle ragazze predestinate a diventare proprietà di qualcuno indipendentemente dalla loro volontà. Quelle ragazze che ora sono rinchiuse in un luogo buio a lavorare venendo sfruttate ogni singolo secondo. Quelle ragazze che non sono mai state tali e che non avranno mai la libertà di diventare donne. Malala le ha difese queste ragazze, ha preso a cuore la storia di tutte loro accumunate da un unico punto: la privazione di un diritto primario, quello di andare a scuola. L’andare a scuola è collegato ad una serie di altre possibilità, che una ragazza può intraprendere indipendentemente da ciò che le viene imposto dalla società o dalla sua famiglia. Non voglio immaginare le potenziali ragazze che, se avessero avuto la possibilità, sarebbero potute diventare ingegneri alla NASA, chef stellate, giornaliste, astronaute, archeologhe, manager di famose aziende, zoologhe, imprenditrici, musiciste, campionesse olimpiche, modelle, attiviste, politiche e chi sa quanti altri mestieri. Probabilmente si tratta di milioni di sogni infranti che forse oggi avrebbero fatto la differenza in questo mondo, che poi alla fine tanto moderno e all’avanguardia non è, se poi le persone sono ancora private della libertà di esprimersi e di dimostrare quello che sono e ciò che aspirano ad essere. Per questo Malala è stata così importante nelle nostre vite, ha reso globale un problema che riguardava moltissimi paesi ma che nessuno prima di lei aveva avuto così tanto coraggio di argomentare, parlando all’ONU, ricevendo il premio Nobel per la pace e creando il “Malala Found”, battendosi contro i talebani che le avevano sconvolto la vita, in negativo ma anche in positivo, e le hanno permesso di diventare ciò che è oggi: una donna che lotta per permettere a tutti di avere la possibilità di diventarlo, tramite l’istruzione, che è l’unico mezzo possibile per assicurare un futuro migliore a tutte le ragazze e le bambine che arriveranno dopo di noi.
Carlotta Palumbo
Da quanti anni insegna?
Trentasei anni.
Quali sono state le esperienze più interessanti e stimolanti?
Ho avuto la fortuna di insegnare materie diverse e in varie parti d’Italia: nei primi 10 anni ho insegnato Religione alla Scuola media, ho insegnato per 20 anni Scienze alle Scuole superiori, e per un anno ho fatto l’insegnante di sostegno, e da alcuni anni insegno Matematica e Scienze alla Scuola media. Sono state esperienze diverse e tutte molto arricchenti. È stato un continuo mettermi in gioco in contesti a volte difficili e affrontando discipline differenti. Guardando indietro mi accorgo che proprio le classi più difficili sono quelle che mi hanno stimolato e mi hanno fatto crescere come persona, come donna, come insegnante. Devo dire che ho anche imparato molto da alunni e colleghi.
Da quanto insegna in questa scuola? Come si trova?
Insegno in questa scuola da settembre. Mi sono trovata subito bene, accolta da tanta cordialità e apertura. Essendo una scuola più piccola rispetto ad altre in cui ho insegnato, è stato più semplice ed immediato stabilire rapporti di bella collaborazione con la dirigente, i colleghi ed il personale.
Insegna anche in altre scuole?
No.
Cosa cerca in un alunno ideale?
La disponibilità a mettersi in gioco, a collaborare con i compagni di classe e con gli insegnanti, la voglia di imparare cose nuove, la capacità di impegnarsi per dare il massimo di sé, non accontentandosi del minimo indispensabile.
Cosa l’ha portata a diventare insegnante e di questa materia?
La passione per la relazione coi ragazzi. Le materie scientifiche mi sono sempre piaciute, soprattutto la matematica.
È disposta ad accompagnarci in gite e campi scuola?
Pur ritenendo le gite e i campi scuola momenti aggregativi molto significativi sia per gli studenti che per i docenti per la qualità di rapporto che si stabilisce, non sempre mi è possibile accompagnarvi per altri impegni personali. Ciò non toglie che sono comunque disponibile, soprattutto per le uscite di un giorno.
Che rapporto ha con i suoi alunni?
Cerco di stabilire un rapporto basato sul rispetto e sulla valorizzazione delle capacità e dei talenti di ciascuno e, soprattutto, la cosa che più mi sta a cuore è che all’interno della classe si crei tra tutti un clima sereno, di accoglienza, rispetto reciproco e collaborazione.
Quali sono le attività che più le piace fare nel suo insegnamento?
Le attività che aiutano i ragazzi ad aprire nuovi orizzonti, al di là delle mura scolastiche.
Se non avesse fatto l’insegnante, quale altro mestiere avrebbe voluto fare?
Come geologa ho lavorato anche presso un museo di paleontologia, studiando fossili e microfossili. Era un lavoro che mi appassionava molto: con pochi elementi, c’era la possibilità di ricostruire l’ambiente marino (profondità, temperatura, salinità…), il clima, le caratteristiche geologiche… di un periodo del passato. Anche riordinare o aggiornare la nomenclatura di una collezione di fossili era un lavoro di precisione che mi piaceva molto.
Se potesse insegnare un’altra materia per un giorno, quale sceglierebbe e perché?
Cosa vorrei insegnare per un giorno? C’è l’imbarazzo della scelta, sono tutte materie belle e interessanti, mi incuriosisce molto una materia artistica o musicale potrebbe essere l’occasione per crescere sotto l’aspetto della creatività.
Intervista realizzata da: Angela Grassia, Rebecca Cannata, Valentina Marchetti
Da quanti anni insegna? Quali sono state le esperienze più interessanti e stimolanti per lei durante questi anni?
Insegno da circa 30 anni, sono vecchietta sigh sigh! Le esperienze stimolanti sono state molte, sicuramente ogni volta che abbiamo allestito una mostra, i ragazzi si sono dimostrati fantastici, sempre migliori delle mie aspettative, poi il vedere i successi che tutti voi alunni raggiungete nel corso del triennio
Da quanto insegna in questa scuola? Come si trova?
In questa scuola, se non sbaglio insegno dal 2010 e mi trovo bene.
Insegna anche in altre scuole? Quali? Ci parli delle sue esperienze in entrambe.
Per fortuna insegno solo in questa scuola e visto che ho 11 classi è una vera fortuna.
Cosa cerca in un alunno ideale? 
Il mio alunno ideale è quello che una volta finito il corso di studi, amerà l’arte come la amo io.
Cosa l’ha portata a scegliere di diventare insegnante e di questa materia?
Ho fatto dei concorsi e li ho vinti, ho insegnato varie discipline anche nelle scuole superiori e quando ho potuto scegliere ho deciso di insegnare arte.
E’ disposta ad accompagnarci in gite e campi scuola?
Per quanto riguarda le uscite didattiche, nel passato, quando ero più giovane ho accompagnato gli alunni anche all’estero, ora non me lo posso più permettere, la schiena, altre difficoltà me lo impediscono.
Che rapporto ha con i suoi alunni?
Non sta a me dirlo, spero buono, sereno e di reciproca fiducia.
Quali sono le attività che più le piace fare durante l’insegnamento?
Mi piace molto insegnarvi a dipingere e spiegare storia dell’arte.
Se non avesse fatto l’insegnante, quale altro mestiere avrebbe intrapreso?
Avrei fatto l’architetto a tempo pieno.
10Se potesse insegnare un’altra materia quale sarebbe? Perché?
Forse insegnerei filosofia, è una disciplina che adoro e che trovo molto vicina all’arte.
Rebecca Cannata, Angela Grassia, Valentina Marchetti









