Archive For The “Mondo” Category

Piccoli episodi di speranza nel buio della guerra

Sappiamo che questo è un periodo complicato per tutto il mondo, in particolare per l’Ucraina, che sta subendo i bombardamenti della Russia. Però noi siamo qui per raccontarvi degli episodi che ci possono dare un po’ di speranza:

  1. Un bambino di 11 anni ha percorso 1200 km (dall’ Ucraina alla Slovacchia) da solo con un numero di telefono scritto sulla mano e un biglietto. Arrivato al confine è stato aiutato dai soldati che hanno rintracciato i genitori per il lieto fine.
  2. In un bunker sotterraneo una bambina di nome Amelia ha cantato “Let it go” la colonna sonora di Frozen. Amelia nelle ultime ore è diventata un simbolo di speranza perchè pur stando in un bunker rischiando la vita ha avuto la forza di cantare per infondere speranza a coloro che si trovavano lì. Per vedere il video: https://www.rainews.it/video/2022/03/bimba-canta-let-it-go-in-un-bunker-in-ucraina-01264f7f-e41f-4b23-9dda-cf70558ae013.html
  3.  A Torino, in Piemonte, il pomeriggio del 5 Marzo sono stati accolti dei bambini ucraini malati oncologici (tumore) bisognosi di cure: ora sono all’ospedale infantile  Regina Margherita, ricoverati per le cure.

 

      4. Tutti i paesi si stanno impegnando in una gara di solidarietà portando alimenti, medicinali, vestiti ai            paesi colpiti dalla guerra. Anche la nostra scuola ha raccolto viveri, medicinali coperte e vestiti portandoli alla chiesa ucraina a Roma: Santa Sofia in via Boccea.

Emma Falone, 2D

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GLI UCCELLI DEL CAMBIAMENTO

IN CINA TORNANO A MIGRARE GLI UCCELLI

In Cina, a Tianjin, più di 400 mila uccelli selvatici sono tornati a migrare nella zona del Fiume Giallo. Tutti sono contenti del ritorno della cicogna bianca orientale, un uccello migratorio selvatico simbolo di longevità, quasi in via d’estinzione.  Gran parte degli uccelli si sono rifugiati nella Yellow River Delta National Natural Reserve, situata  sull’estuario del Fiume Giallo. Questa zona ha sviluppato migliaia di zone umide adatte agli uccelli, grazie ai lavori per il miglioramento delle condizioni ambientali svolte negli ultimi  decenni in Cina. 

Anche altri uccelli stanno tornando a migrare in Cina.    Pin on Japanese

ISABELLA CAPONE, 3A

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Intervista ad un EX fumatore

DANNI E PROBLEMATICHE CHE IL FUMO ARRECA AL NOSTRO CORPO

Il fumo che origina dalla combustione incompleta del tabacco e della carta che lo avvolge, è costituito almeno da 7000 sostanze. Tra queste ci sono sostanze irritanti, monossido di carbonio e nicotina. I filtri riducono la quantità di queste sostanze che arriva nelle vie respiratorie, ma non le elimina. Le sostanze irritanti causano danni immediati alla mucosa delle vie respiratorie; la loro azione irritante provoca tosse, eccesso di muco, bronchite cronica ed enfisema. Il catrame comprende diverse sostanze che sono cancerogene. Il catrame inoltre irrita le vie respiratorie, ingiallisce i denti, contribuisce all’alito cattivo e alla sensazione di amaro in bocca. Il monossido di carbonio si lega all’emoglobina riducendo la sua capacità di trasportare l’ossigeno. Questo comporta un minore nutrimento dei tessuti. La nicotina presente nel tabacco in una percentuale che va dal 2 all’8 % non è molto tossica ma crea dipendenza. Quando arriva ai polmoni la nicotina passa nel sangue e arriva al cervello in pochi secondi. La nicotina stimola la liberazione di dopamina nel sistema nervoso e l’effetto è eccitatorio sia al livello della mente che  del corpo. Poco dopo però subentra l’effetto deprimente che spinge a fumare ancora per provare di nuovo gli effetti positivi. Con ciò si spiega la dipendenza. 

Smettere di fumare è un percorso quindi molto difficile in cui è frequente osservare queste situazioni:  

  • difficoltà a smettere 
  • frequenza di recidive 
  • alta percentuale di soggetti dipendenti 
  • valore attribuito al fumo malgrado l’evidenza dei danni. 

 Quando si cerca di smettere si manifesta una vera e propria sindrome di astinenza caratterizzata da :  

  • irritabilità e collera 
  • desiderio molto forte di fumare 
  • difficoltà di concentrazione 
  • insonnia 

 INTERVISTE…

A che età hai provato la prima sigaretta? 

A dodici anni 

Come hai iniziato? 

Con una mia compagna di classe 

Ogni quanto fumavi? 

Non tutti i giorni, un giorno si e uno no 

Quante sigarette al giorno? 

Trentacinque sigarette al giorno  

Quando hai smesso? 

Quindici anni fa 

Cosa ti ha spinto a smettere? 

Per una scommessa tra amici 

È stato difficile smettere? 

No 

Ti viene voglia di fumare? 

Si qualche volta 

A che età hai provato la prima sigaretta?

21 anni

Come hai iniziato?

Seguendo i miei amici  

Ogni quanto fumavi?

Tutti i giorni  

Quante sigarette al giorno?

10 

Quando hai smesso?

Nel 2008 quando e nata mia nipote  

Cosa ti ha spinto a smettere?

Avevo avuto dei problemi ai polmoni ed era nata mia nipote  

È stato difficile?

Si 

Ti viene voglia di fumare?

No 

 

 

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LA COLAZIONE NEL MONDO

LA COLAZIONE IN ITALIA

In Italia la colazione tipica è costituita da  pane o panini, burro marmellata, fette biscottate e biscotti, accompagnanti da caffè, latte o tè freddo.

lA COLAZIONE IN FRANCIA

Per colazione, i francesi prendono il caffè, tè, cioccolata calda o un succo di frutta. Lo accompagnano generalmente con pane e burro, croissant alla marmellata di ogni genere.

LA COLAZIONE IN GERMANIA

In Germania e’ di uso mangiare salsiccia, uova,  formaggi accompagnati da pane di tutti i tipi (nero, bianco, di segale, frumento) con marmellata, miele, formaggi, prosciutto cotto e a volte anche uova e omelette.

LA COLAZIONE IN AMERICA

La colazione americana può includere moltissimi alimenti differenti. Alcuni sono semplici ingredienti, da preparare o già pronti, altri, invece, sono vere e proprie ricette.
Carne, pesce,  uova, bacon (sottili fette di pancetta precotta) salsicce, ham: (un salume cotto da affettare piuttosto simile al prosciutto di maiale arrosto e affumicato), steak (bistecca di manzo)

LA COLAZIONE IN AUSTRALIA

Tra i cibi della colazione tipica australiana non mancano: Bacon; Uova in tutte le prepazioni; Pane e formaggi; Torrija di mais che per aspetto e sapore ricordano il pain perdu francese; Vegemite, una crema spalmabile salata ricavata dal lievito estratto durante il processo di lavorazione della birra.

LA COLAZIONE IN GIAPPONE

La colazione giapponese  è costituita da: riso bianco al vapore, verdure miste, alghe, uova, pesce, natto, ottenuto dalla fermentazione dei fagioli,  tamagoyaki cioè un’omelette giapponese che si prepara con uova, salsa di soia e zucchero e che viene cotta seguendo una tecnica tradizionale un tantino laboriosa.

LA COLAZIONE IN EGITTO

Foul Madamas è una zuppa di ceci e fave, limoni, aglio, pepe di caiamae salsa tahina (crema di sesamo). Si completa il piatto con verdure e un uovo sodo

LA COLAZIONE IN SIRIA

La tipica colazione siriana e’ formata da yogurt magro, avena o farro integrali, un frutto, qualche mandorla.

LA COLAZIONE IN VIETNAM

La colazione vietnamita è composta da una zuppa di riso e verdure chiamata Chaò Chai, profumata da diverse spezie, dai Dau Cha Quai, una sorta di grissini fritti. Il tutto accompagnato da tè o da caffè freddo. Piatto tipico del risveglio è il Pho, una zuppa di pollo o gamberi con spaghetti di riso (tipici “rice noodles”) servita in brodo caldo di carne con cipolle e germogli di soia, che va mangiata con abbondante peperoncino rosso fresco e con il lime spremuto dentro.

Articolo realizzato da: KARIM ELSAWY, FRANCESCO SARDI, LEONARDO ZAFFIRO, SOFIA PALUDI, RITA SCAFFARO, RAFFAELLA MARVELL, EDOARDO CAMPITELLI E SHADIR BELLA

Classe 2B 2020/2021 “La colazione nel mondo”

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Il nostro ambiente: l’impegno, ma soprattutto la consapevolezza sono abbastanza e faranno la differenza? La risposta possiamo darla solo noi!

 

Carlotta Palumbo

Il nostro ambiente, tanto inquinato quanto difeso, tanto modificato quanto tutelato, cosa è? La terra, l’ambiente, sono tutto ciò che ci circonda, sono la nostra casa e la nostra ragione di vita. È solo grazie al nostro pianeta che noi riusciamo a vivere nelle condizioni attuali, è grazie a lui se respiriamo, parliamo o camminiamo, in fin dei conti è da lui che siamo nati ed è da lui che dipendiamo.

Con il tempo l’uomo si è preso sempre più libertà pensando che, forse, un modo per controllare un’entità così grande come la Terra, ci fosse.  Con queste convinzioni si è diffuso il pensiero che fosse possibile sfruttarla, che, anzi, l’uomo ormai era diventato così intelligente da essere in grado di usufruire di tutte le risorse del pianeta senza subirne le conseguenze, perché, dopotutto, l’uomo è superiore a tutto, non è vero?
Se ci si pensa bene è un po’ come sfinire il proprio genitore abusando sempre più della sua pazienza. Secondo me è proprio così che noi umani ci siamo comportati e abbiamo ragionato. Siamo andati avanti, dapprima senza essere consapevoli dei danni che stavamo provocando, e, successivamente, abbiamo continuato nonostante, ormai, ne conoscessimo gli esiti. Ed è per questo motivo che ora più che mai la nostra generazione, la generazione di noi ragazzi, deve dire STOP a quello che, secondo me, si può considerare una forma di violenza e di sfruttamento verso il nostro pianeta. Per questo ogni parola e ogni gesto contano. Perché non dobbiamo per forza fare un discorso per farci sentire, perché, se ci crediamo veramente, basta una frase detta a noi stessi, a un amico, a un genitore, ma anche a uno sconosciuto, a invertire questo trend. Un trend che ci porterà a un futuro disastroso, o meglio, ci porterà a non averlo proprio un futuro. E perché privarci di ciò che prima di essere un diritto è una necessità? Perché costringerci a rassegnarci? Perché vietarci di concepire l’idea di un cambiamento? Solo perché tanto a governare e a risolvere I problemi ci pensano I politici, quei politici di cui ci lamentiamo tutti I giorni ma che rivestono quella carica solo perché noi abbiamo voluto che la ottenessero eleggendoli. Quei politici che pensano solo al potere, ai soldi e all’economia.
Secondo me in tutti noi, vige un po’ la convinzione che, generalizzando, non abbiamo il potere di cambiare le cose, troviamo una valvola di sfogo nel giudicare tutti coloro che ce l’hanno ma non lo applicano con le modalità giuste. Secondo me, quindi, non risolveremo un problema così grande come può essere l’inquinamento ambientale accusando tutti i potenti che purtroppo non sono riusciti a frenarlo, ma decidendo di agire personalmente e concretamente, cominciando a vedere e trattare questo problema in quanto tale, senza limitarci a parlarne passivamente perché ci sembra doveroso farlo. Io stessa quando scrivo rimango scioccata, scioccata che una ragazza come me insieme a molti altri, spero, debba risolvere un problema causato da generazioni fin troppo ambiziose e temerarie, ma dall’altro lato mi do forza perché devo farlo, perché non solo voglio un futuro per me stessa, ma lo voglio per gli altri e l’unico modo per farlo è rallentare, fermarsi e analizzare quelli che sono dati oggettivi, partire da quelli per rimediare e per non sbagliare nuovamente. Per questo nel lavoro sull’inquinamento ambientale assegnato a scuola, ho deciso di trattare di un tema di cui si discute molto poco ma che in realtà incide molto di più di quanto si pensi sul nostro pianeta e, purtroppo, è facile dedurre che non incide di certo positivamente. Si tratta dell’effetto che ha l’industria tessile, in particolare del settore della moda, sul nostro pianeta. Basti pensare che incide in ben otto campi differenti. La prima e la più urgente problematica è sicuramente rappresentata dal cambiamento climatico, infatti l’industria della moda produce una quantità esorbitante di anidride carbonica, la cui produzione, si stima, aumenterà del 60% circa nei prossimi dodici anni. È allarmante, infatti, che solo l’industria dei jeans produca il 13% delle emissioni annue totali di CO2.

La seconda problematica è lo sfruttamento e l’inquinamento delle risorse idriche. Queste risorse sono necessariamente utilizzate, a partire dall’acqua impiegata nelle piantagioni fino ad arrivare ai trattamenti dei materiali e ai lavaggi degli indumenti a casa. Ciò che più lascia interdetti è che per produrre anche solo un’unica maglietta venga impiegata la quantità d’acqua pari al fabbisogno di acqua di una persona in tre anni. Al grande impiego di questa risorsa si affianca anche lo smaltimento delle sostanze di scarto prodotte dalle industrie a scapito dell’ambiente circostante perché queste sostanze si riversano nei fiumi, nei mari e nelle acque sotterranee danneggiando anche l’uomo e gli animali.  

Il terzo problema riguarda l’inquinamento provocato dai pesticidi, in quanto essi vengono applicati in quantità elevate soprattutto in India dove sono presenti le maggiori piantagioni di cotone. In contemporanea all’utilizzo di pesticidi c’è anche un forte sfruttamento del suolo che riveste la quarta problematica. Ciò porta inevitabilmente ad una diminuzione delle risorse naturali, quinta problematica. Infatti, sia la produzione che il trasporto dei capi di abbigliamento porta ad un vasto utilizzo di combustibili fossili e della manodopera, per definizione limitati.
Solamente per produrre e trasportare i materiali per la realizzazione di un paio di jeans si passa per quattro continenti diversi. Avendo un impatto notevole e subito evidente sull’ambiente, il sesto problema è rappresentato dal fatto che, con il calo dei prezzi sui prodotti, le persone sono indotte ad acquistare sempre più abiti che vengono utilizzati per un arco di tempo molto limitato e poi messi da parte incrementando i fenomeni del consumismo e dello spreco.
Il settimo fattore è legato al benessere umano che viene compromesso dagli attuali ritmi di produzione delle industrie. L’ultimo problema, che riguarda in prima persona gli uomini e si collega al punto precedente è la cosiddetta schiavitù moderna che è rappresentata da pesanti forme di lavoro forzato, sfruttamento minorile e tratta di esseri umani. Questi fenomeni sono frequenti soprattutto in quelle che sono le industrie dei grandi brand della moda che spesso di trovano in luoghi come la Cina e il Bangladesh, dove le associazioni sindacali non sono né solide né diffuse e a nessuno importa tutelare i diritti dei lavoratori che, nella maggior parte dei casi, sono rappresentati da donne e bambini, costretti a lavorare in condizioni disagiate per ore, ricevendo un salario minore di quello che gli spetta. È proprio a questo proposito che ho letto un libro intitolato “Sulla strada di Iqbal” che parla di Iqbal Masili, il primo ragazzo sindacalista del Pakistan a lottare contro lo sfruttamento e il lavoro minorile, che fu assassinato a soli dodici anni solo perché aveva avuto il coraggio di far sentire la sua voce. Prima di morire riuscì anche a condurre un discorso all’ONU dove chiedeva la libertà, la parità e l’uguaglianza che si basano sul riconoscere le nostre differenze. Questa storia di sovrappone anche a quella di una ragazza romana della mia età, a cui è stata assegnata proprio una ricerca sull’influenza dell’industria della moda sull’ambiente, che ha reso questo libro ancora più coinvolgente. È riuscito a catapultarmi in una realtà così lontana che, affiancata alla vita quotidiana di questa ragazza, non è apparsa più tanto distante e diversa. In conclusione, qualunque tipo di sfruttamento, che sia umano o territoriale, rimane comunque un’appropriazione illegittima. In entrambi i casi è sempre l’uomo a subirne le conseguenze.  È l’uomo che sceglie di rinunciare al benessere collettivo a furia di rincorrere il proprio. È l’uomo che decide di sottomettere qualcuno o qualcosa e questo non è concepibile né da una mente umana ragionevole né dalla natura, che per millenni ha subito e che ora si sta ribellando.

 

 

 

C’è bisogno di un cambiamento, un cambiamento radicale nel nostro modo di pensare, di affrontare e vedere le cose. Perché per cambiare c’è bisogno di apertura, un’apertura completa che ci porti a una trasformazione, a una rielaborazione del passato e del presente per scrivere il futuro. Questo cambiamento però non si raggiunge solamente con il pensiero, ma con le azioni. Nel campo della moda le aziende e le industrie tessili potrebbero cambiare i propri metodi di produzione riducendo il loro impatto ecologico e rispettando i limiti, così che l’uomo possa convivere in armonia con la natura. Si punta, quindi, anche facendo riferimento ad uno dei diciassette obiettivi dell’agenda dell’ONU, a monitorare l’utilizzo di microfibre e microplastiche che vengono rilasciate in acqua e a ridurre la generazione di rifiuti chimici nel processo produttivo. Noi consumatori, invece, potremmo acquistare meno abiti o trovare modalità alternative per far sì che questi capi non vengano sprecati. Possiamo promuovere ad esempio la condivisione, lo scambio e il riciclaggio. Inoltre è un diritto del consumatore quello di essere al corrente delle problematiche legate a questo settore così da sensibilizzarlo e limitare l’acquisto esagerato e impulsivo.
Personalmente sostengo anche che ci siano innumerevoli modi per combattere questo gigantesco problema e sono certa che, in questo ultimo periodo, stanno nascendo nuove forme di lavoro che pian piano si stanno orientando verso la risoluzione dell’inquinamento ambientale e, anche se non ho ancora le idee chiare sul mio futuro e su ciò che farò, qualche volta mi lascio trasportare dall’immaginazione e penso di poter diventare un ingegnere che progetta soluzioni alternative e all’avanguardia ma sostenibili, un’attivista che combatte per il suo pianeta, una politica o giornalista impegnata in campo ecologico. Per questo interesse devo ringraziare Greta Thunberg e un libro che ho letto recentemente in inglese che racchiude tutti i suoi discorsi. Lei è stata un’ispirazione per molti ragazzi e adulti che l’hanno sostenuta, ognuno in base alle proprie possibilità. Ha parlato di inquinamento ambientale, riscaldamento globale, gas serra, scioglimento dei ghiacciai, ma anche delle plastiche presenti nei mari e nella terra. Ha parlato di tutto ciò che l’uomo modifica, ha parlato dell’enorme impronta che l’uomo inevitabilmente lascia su tutto ciò che incontra. Ma questa impronta non può e non deve essere più negativa. Non si deve pensare che l’uomo sia capace solo di danneggiare perché è, per natura, portato a vivere nella serenità alla cui base, secondo me, c’è l’equilibrio. Un equilibrio che negli anni si è perso e che ora va riconquistato. Se si agisce, i due aghi della bilancia raggiungeranno lo stesso livello. Penso che questa sia una sfida molto più grande dell’uomo ma che lui deve accettare, soprattutto quando ad essere in ballo è il nostro futuro!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’ISTRUZIONE, UNA VIA DI SALVEZZA PER LE BAMBINE NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

 

Se mi chiedessero chi è Malala Yousafzai, io probabilmente risponderei che Malala è tante cose, che Malala è tutto. Malala è coraggio e paura allo stesso tempo, Malala è forza, Malala è voce, Malala è un essere umano. Nessuno pensa veramente al significato di essere umano e personalmente non attribuirei questo termine a tutte le persone del mondo, perché essere uomo non significa automaticamente essere umani. Essere umano è sinonimo di coraggio, coraggio di immedesimarsi in qualcuno e condividerne, o meglio, capirne, anche se non la si pensa allo stesso modo, i sentimenti, i pensieri, le considerazioni e le idee, subendone le sofferenze e condividendone le gioie. 

Essere un essere umano è molto più complesso che essere un uomo. 

Malala è l’esempio più vero di quanto un uomo possa riuscire effettivamente ad essere umano. Le parole di Malala sono state così incisive nella mia vita tanto da non uscirne più. Ho preso così tanto a cuore le sue considerazioni, che ho ripensato e rimuginato su tutte le sue idee ogni sera prima di andare a dormire, ma mi sono data ben poche risposte, anzi, mi sono sentita impotente, incapace, non necessaria, rispetto a lei che così giovane ha plasmato il mondo. Io vorrei fare, vorrei fare tanto. Vorrei parlare, vorrei far sentire la mia voce, sostenere le mie idee e i miei ideali, avere dei modelli di riferimento, delle certezze e, talvolta, vorrei avere anche il coraggio di mettere in discussione ciò che secondo me non è giusto in questo mondo. Ma io la forza di Malala non ce l’ho. Ho solo una penna e un foglio davanti a me e, come lei dice, anche queste due uniche cose bastano per cambiare il mondo. E allora io ci provo, provo a combattere, ma soprattutto provo ad esprimere il più possibile quanto sia stata importante la sua, che poi solo sua non è, di battaglia. Io non riesco ad immaginare che, da qualche parte nel mondo, una ragazza apparentemente uguale a me conduca una vita completamente diversa. Quella ragazza a quest’ora non sta seduta su una sedia a scrivere un tema sotto il tetto sicuro di una scuola, bensì si ritrova schiava di una vita che non desidera, un futuro che non le spetta ma che è costretta a sopportare. È per questo tipo di ragazze che Malala parla, per quelle ragazze ormai rassegnate che pensano che un’alternativa non esista. Quelle ragazze che vivono di sottomissione, di sacrifici, di lacrime non versate, di parole non pronunciate, di desideri mai esauditi. Quelle ragazze che ora non sono su un banco di scuola a studiare, ma sono obbligate a badare ad un bambino che non erano pronte ad avere, a sistemare una casa che non possono gestire e a soddisfare i desideri di un uomo che le considera poco più di niente. Quelle ragazze vittime imminenti di abusi fisici e psicologici. Quelle ragazze sottoposte a vivere una vita più grande di loro stesse. Quelle ragazze predestinate a diventare proprietà di qualcuno indipendentemente dalla loro volontà. Quelle ragazze che ora sono rinchiuse in un luogo buio a lavorare venendo sfruttate ogni singolo secondo. Quelle ragazze che non sono mai state tali e che non avranno mai la libertà di diventare donne. Malala le ha difese queste ragazze, ha preso a cuore la storia di tutte loro accumunate da un unico punto: la privazione di un diritto primario, quello di andare a scuola. L’andare a scuola è collegato ad una serie di altre possibilità, che una ragazza può intraprendere indipendentemente da ciò che le viene imposto dalla società o dalla sua famiglia. Non voglio immaginare le potenziali ragazze che, se avessero avuto la possibilità, sarebbero potute diventare ingegneri alla NASA, chef stellate, giornaliste, astronaute, archeologhe, manager di famose aziende, zoologhe, imprenditrici, musiciste, campionesse olimpiche, modelle, attiviste, politiche e chi sa quanti altri mestieri. Probabilmente si tratta di milioni di sogni infranti che forse oggi avrebbero fatto la differenza in questo mondo, che poi alla fine tanto moderno e all’avanguardia non è, se poi le persone sono ancora private della libertà di esprimersi e di dimostrare quello che sono e ciò che aspirano ad essere. Per questo Malala è stata così importante nelle nostre vite, ha reso globale un problema che riguardava moltissimi paesi ma che nessuno prima di lei aveva avuto così tanto coraggio di argomentare, parlando all’ONU, ricevendo il premio Nobel per la pace e creando il “Malala Found”, battendosi contro i talebani che le avevano sconvolto la vita, in negativo ma anche in positivo, e le hanno permesso di diventare ciò che è oggi: una donna che lotta per permettere a tutti di avere la possibilità di diventarlo, tramite l’istruzione, che è l’unico mezzo possibile per assicurare un futuro migliore a tutte le ragazze e le bambine che arriveranno dopo di noi.

 

Carlotta Palumbo

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La musica e il corona virus

Il Coronavirus, ha costretto un’intera nazione a chiudere tutto e fermare molte attività.

Jovannotti

La musica è forse uno dei settori che ne ha più risentito, infatti interi tour in giro per il mondo sono stati annullati.

Però i cantanti non si sono fatti demoralizzare dal virus, infatti per tenere compagnia agli italiani in quarantena hanno fatto concerti su Instagram o Youtube, come Jovanotti, che  con Jova House Party ogni giorno su Instagram tiene  compagnia a molti utenti; anche Laura Pausini e Tiziano Ferro hanno fatto una diretta congiunta.

Giuliano Sangiorgi

Molti cantanti hanno fatto degli inediti per convincere i loro fan a rimanere in casa, come Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, con il brano “Restiamo a  casa” https://www.youtube.com/watch?v=DDxQNQESv6A ,  Nek https://www.youtube.com/watch?v=srVLqLeGd9M, e Zucchero e Bono degli U2 https://www.youtube.com/watch?v=F5R2pjgakDE

Michel Stipe

Anche cantanti stranieri hanno dedicato degli inediti al popolo italiano come Michel Stipe, ex cantante dei R.E.M https://www.youtube.com/watch?v=MYgpEcXf2S4

Un evento musicale che rimarrà impresso nelle nostre menti,è il concerto di Andrea Bocelli (tenore lirico) che si è tenuto all’interno del Duomo di Milano,aperto per l’eccezionale evento musicale.

Anche il concerto del 1 maggio e stato diverso dai precedenti, infatti non si è svolto nella famosa piazza San Giovanni di Roma,ma all’Auditorium Parco della Musica e in altre location sparse per l’Italia.

Gaia Palombino, II D

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Vacanze alternative ai tempi del Coronavirus

Queste vacanze di certo saranno nuove e particolari per noi tutti e sicuramente non potremo viaggiare come avevamo già programmato o come sognavamo. Tuttavia abbiamo pensato di trovare metodi alternativi per passare le vacanze in tranquillità ma pur sempre vicino casa. Certo, se la situazione degenererà nuovamente, sarà compito nostro rimanere a casa, ma se, invece, migliorerà ulteriormente, come tutti speriamo, allora siamo pronti a consigliarvi meravigliose località, a cui magari non facevate nemmeno molto caso, “a portata di mano”!

 

TARQUINIA

Tarquinia è un comune italiano in provincia di Viterbo, presso la via Aurelia. Tarquinia fu uno dei più importanti insediamenti della dodecapoli etrusca. Oggi giorno ci sono importanti resti molto interessanti da visitare. Infatti in questo centro etrusco e romano sorge un importante necropoli, chiamata Necropoli dei Monterozzi. Questa necropoli contiene tombe le cui pitture parietali costituiscono i più importanti resti di arte etrusca a noi giunta. Tra queste tombe di rilievo è sicuramente la tomba dei Leopardi.  

Inoltre Tarquinia dal 31 marzo 2011 è la prima città patrimonio dell’Unesco.

 

 

 

 

 

Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano

Il lago di Bracciano, originariamente chiamato anche lago Sabatino, è un lago che riempie una depressione di origine vulcanica e tettonica, situato nel nord della città metropolitana di Roma, circondato a nord dai Monti Sabatini. Il lago non presenta isole e ha un emissario, il fiume Arrone, che origina sulla costa sudorientale e si getta nel mar Tirreno in località Maccarese. A due chilometri a est del lago si trova il più piccolo lago di Martignano, anch’esso di origine vulcanica. Questa zona nel 1999 è stata dichiarata parco regionale con il nome di Parco regionale di Bracciano – Martignano. Sulle sponde si affacciano i tre comuni di Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano.

Il Castello di Bracciano, conosciuto anche come Castello Orsini-Odescalchi, è un edificio del XV secolo costituito da tre cinta di mura esterne; di forma pentagonale, presenta cinque torri. Il castello fu costruito da Braccio da Montone, poi passato alla famiglia Orsini su richiesta di papa Martino V. È di proprietà degli Odescalchi, famiglia che proprio dagli Orsini rilevò la signorìa di Bracciano alla fine del XVII secolo. Il castello, aperto al pubblico dal 1952, è visitabile e viene spesso usato per ricevimenti, celebrazione di matrimoni e per altri eventi privati e culturali.

In ultimo non dimentichiamo le cascate di Monte Gelato,  un posto meraviglioso per gite fuori porta.

      Laura Zanetto e Carlotta Palumbo

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GP della Cina rinviato

La FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) ha confermato che il GP della Cina verrà rinviato o cancellato a causa dell’epidemia di Corona Virus.

Viste le continue preoccupazioni per la salute, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato il coronavirus come un’emergenza sanitaria globale, perciò la Formula 1, insieme all’organismo governativo della Fia, “hanno deciso congiuntamente di accettare la richiesta di rinvio al fine di garantire la salute e la sicurezza del personale viaggiante, dei partecipanti al campionato e dei fan”, spiegano in una nota la FIA e la F1.

“Tale decisione – prosegue la nota – è stata adottata per garantire la salute e la sicurezza di tutte le persone coinvolte nell’evento e dei tifosi. FIA, Formula 1, Camf, autorità locali, promotori e team – si sottolinea infine – continueranno a lavorare per individuare potenziali altre date per il Gran premio nel corso dell’anno, qualora la situazione dovesse migliorare. La situazione globale relativa al virus continuerà a essere monitorata dalla Federazione per quanto riguarda altri eventi sportivi”.

 

Francesco Agostinelli 2D

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