Quest’anno, in occasione della settimana di Libriamoci, le classi terze delle sezioni A e B hanno
accolto l’iniziativa promossa dalla professoressa Pelle, docente di francese, che ha proposto la
lettura di un libro intitolato “Happa No Ko, le peuple des feuilles” di Karin Serres. Questo libro non è
di certo sconosciuto a noi alunni delle classi terze, poiché, già in seconda media, ne avevamo parlato
e disquisito attentamente, sempre durante la settimana di Libriamoci. Infatti, lo scorso anno
abbiamo impiegato molto tempo per entrare nel contesto del libro e per conoscere i personaggi,
tempo trascorso a mio parere in modo molto costruttivo e piacevole che ci ha portati alla
costruzione di un vero e proprio percorso conclusosi con la partecipazione alla manifestazione “Più
Libri, Più Liberi”, fiera nazionale della piccola e media editoria, presso il nuovo centro dei congressi di
Roma, la Nuvola. È proprio qui che noi ragazzi abbiamo incontrato l’autrice del libro alla quale
abbiamo potuto porre tutte le nostre domande ed esprimere tutte le nostre curiosità. L'autrice si è
rilevata molto gentile, genuina e disponibile, tanto che ci ha mostrato anche un suo quaderno per
prendere appunti che l’ha accompagnata durante la stesura del libro.
Abbiamo scelto questo libro perché premiato dall’ Institut Français nell’ambito del progetto “Pepites
Internationales”.
Parlare di questo libro ci ha colpito molto perché si tratta di una vera “Pepite” in quanto libro molto
particolare e sicuramente inusuale! Si tratta infatti di una storia distopica, ambientata in un futuro
lontano che ci fa ragionare, però, su quanto esso sia effettivamente più vicino a noi del previsto.
La vicenda è ambientata tra il Giappone e la Francia, in questo immaginario facenti parte di un unico
grande paese, nel quale, quindi, anche culture diverse si intersecano e si intrecciano con facilità
rendendoci consapevoli che nel mondo le diversità sono infinite ma che, allo stesso tempo, esse
possono vivere in completa armonia. All'interno di questo mondo futuristico, però, viene inserito un
tema a noi molto vicino: l’ambiente. Infatti, i due protagonisti sono dotati di una speciale
caratteristica, quella di avere la mano verde che in Francia corrisponde ad avere il pollice verde,
come spesso diciamo noi italiani per indicare qualcuno che vive veramente in sintonia con la natura
e riesce a prendersene cura con estrema naturalezza e dolcezza.
Si tratta sicuramente di un libro dal significato molto profondo e poetico che vuole farci riflettere
sull’importanza dei piccoli momenti, sull’importanza di alzare lo sguardo qualche volta e ammirare il
mondo circostante staccandoci per un momento dalla vita frenetica, piena e, talvolta, stancante che
conduciamo. Per noi ragazzi di terza è stato di grande aiuto riparlare di questo libro in quanto ci ha
offerto la possibilità di affrontare due importanti tematiche, di cui sicuramente avremo l’opportunità
di trattare durante i nostri esami, che sono l’attenzione per l’ambiente e l’avvicinamento alla cultura
giapponese. Inoltre, rileggere questo testo ci ha permesso sia di avere una visione più matura e
consapevole dei temi affrontati dal libro che di approfondire maggiormente lo stile, la scrittura e la
storia vera e propria del libro, avendone analizzato le descrizioni, i contenuti e le parole.
È stato veramente uno dei progetti più interessanti e coinvolgenti mai affrontati, anche se
fortunatamente posso dire che la nostra scuola promuove moltissimi progetti, tutti altamente
educativi e avvincenti, basta solo cogliervi la bellezza e l’interesse nascerà spontaneamente, senza
alcuno sforzo! Proprio in questo caso la professoressa ha dato spazio alla nostra immaginazione
proponendoci un ulteriore progetto che consisteva nell’inventare una nostra piccola e semplice
poesia ispirandoci agli haiku giapponesi. Per me è veramente di grande sollievo pensare alla scuola
come uno spazio all’interno del quale ogni individuo e, di conseguenza, ogni suo pensiero è ascoltato
e analizzato e dove, tramite la promozione di progetti e laboratori, alunni e professori possono
mettersi in gioco!
Grazie scuola di esistere, di essere un punto di riferimento (e divertimento) per noi alunni, grazie di
essere uno di quei pochi luoghi dove tutti e tutto contano!
Carlotta Palumbo