Come preannunciato cominciano sul giornalino dell’Istituto le interviste ai professori! La prima a fare questa esperienza è la prof.ssa D’Antonio, che insegna religione nella scuola e che dirige il giornalino.
1. Che tipo era al liceo?
“Al liceo mi piaceva studiare, soprattutto filosofia. Ero un po’ una “secchioncella”, come la mia amica Cristina. Nonostante questo non ero un’asociale, stavo bene con i miei amici, uscivamo insieme e spesso mi cercavano per chiedere aiuto per i compiti. Davo anche ripetizioni di latino al ragazzo che mi piaceva.”
2. Perché fa la professoressa, cosa l’ha spinta a fare questo lavoro?
“In realtà prima di laurearmi in teologia sono stata chiamata per fare delle supplenze, quindi si potrebbe dire che non sono stata io a scegliere l’insegnamento ma l’insegnamento a scegliere me. Comunque mi sembra che sia nelle mie corde fare l’insegnante.”
3. La parte che preferisce e quella che detesta dell’insegnamento?
“La parte che preferisco dell’insegnamento è il rapporto con i ragazzi, specialmente quando si instaura con loro un rapporto di stima reciproca, di fiducia. E’ quando i ragazzi capiscono che l’importanza dello stare a scuola è lo stare insieme, imparare e scoprire cose nuove. Questo è reciproco perché nel momento in cui lo si fa insieme, imparo delle cose io e le imparano loro e quindi si può avere con gli alunni una relazione bella ed educativa.
Non c’è una parte che detesto dell’insegnamento, ci sono delle parti faticose. Per esempio tenersi aggiornati, soprattutto al giorno d’oggi in cui bisogna cercare di parlare con ragazzi che nella vita sono più veloci di noi” anziani”, ma se si è spinti dalla passione si possono superare anche queste cose. Se non mi piacesse non lo potrei fare.”
4. Se potesse scrivere una lettera ad un personaggio storico o politico, a chi la scriverebbe?
“Sinceramente non lo so, ci dovrei pensare tre anni per scrivere una cosa così seria. Se dovessi scrivere una lettera in questo momento storico la scriverei alle persone che vediamo tutti i giorni in televisone, che stanno sui barconi o nei campi profughi, a quelle persone che portano i figli dentro le valigie e così via. Scriverei loro per chiedere scusa da parte di tutti noi che li abbandoniamo e vorrei stabilire con loro un rapporto, anche per chiedere come possiamo aiutarli e di cosa hanno bisogno.”
5. Se avesse potuto intraprendere un’altra carriera, quale sarebbe stata?
“Il mio sogno nel cassetto è sempre stato fare la cassiera. Mi piaceva soprattutto quando si digitavano i codici, ora non è più tanto divertente. Sapendo questa cosa mio marito pochi anni fa per il mio compleanno mi ha regalato una cassa giocattolo di quelle per bambini ed è stato il regalo più bello della mia vita. Adesso ci hanno pensato anche i supermercati, che hanno creato le casse dove si può fare da soli”
6. C’è stato un momento in cui ha pensato di lasciare l’insegnamento?
“No, mai. Temo che ci sarà un momento in cui mi licenzieranno o toglieranno l’insegnamento della religione nelle scuole, in quel caso andrò a fare la cassiera.”
7. Quando è nata la passione per l’insegnamento?
“La passione nasce nel momento in cui si fa una cosa con tanto impegno, quindi mi è nata quando sono entrata nelle classi. Non tanto nei primi tempi, nei quali quando si entra in classe si ha quasi paura degli alunni, ma quando vedi che i ragazzi ti chiedono le cose e ti ascoltano. Allora la passione cresce, tu ti impegni ancora di più, la fai crescere ancora di più e diventa un circolo vizioso.”
Costanza Falvella Capodaglio