Nel mare ci sono i coccodrilli è un libro molto bello di Fabio Geda che racconta una storia tragica e vera vista dagli occhi di un bambino. Lui si chiama Enaiatollah ed è afgano. Il libro parte dalla morte di suo padre che fu per lui l’inizio di una vita d’inferno. I talebani venivano a casa sua per cercarlo e prenderlo come risarcimento per il carico che perse suo padre prima di essere ucciso. Così sua madre lo costrinse a scappare dall’Afghanistan per cominciare una nuova vita. Durante il suo viaggio incontra una serie di pericoli, fa nuove amicizie, perde quelle stesse amicizie e affronta diverse avventure. Dopo molte avversità riesce a raggiungere la sua meta: l’Italia.
Questo libro è pieno di emozioni e colpi di scena. Molto spesso si è talmente sorpresi dalla storia, che ci scordiamo che quest’ultima è vera, è la storia di un bambino che alla fine si è risolta bene. Siamo così sorpresi dal romanzo che non ci rendiamo conto che questa non è la storia di uno fra tanti ma una storia che si ripete in continuazione in quei paesi e che, molte volte, non si risolve bene come in questo caso.
Una storia simile è quella di un ragazzo di nome Kingsley venuto a scuola nell’ambito del Progetto Finestre organizzato dal Centro Astalli. Lui abitava in Nigeria e da lì fu costretto a scappare solo perchè albino (è di carnagione chiara). Nel suo paese veniva considerato da molti come un “portasfortuna” quindi tutti lo evitavano; altri lo consideravano fonte di guadagno infatti la pelle degli albini vale molti soldi al mercato nero. A causa di questo molti neri albini vengono uccisi. Anche Kingsley ha rischiato di essere ucciso e, quindi, ha deciso di venire in Italia. Non è venuto con i barconi ma è sempre un rifugiato politico ovvero una persona che ha deciso di andarsene dal suo paese perchè subiva discriminazioni di tipo razziale o religioso in Nigeria. Tali forme di discriminazione vanno contro i diritti dell’uomo. Secondo me quella di Kingsley , di Enajatollah, come quella di molti altri bambini è una storia triste, che però potrebbe essere evitata se solo i diritti dell’uomo fossero rispettati da tutti e in tutto il mondo. E’ penoso pensare a quelle persone che al contrario di Kingsley e Enajatollah non sono state così fortunate da arrivare vive alla meta. Molti muoiono ogni giorno sui barconi sperando in una vita migliore. Queste persone, secondo me, andrebbero aiutate non alzando muri e barriere ma risolvendo i problemi nei loro paesi così da evitare che altre persone soffrano o addirittura muoiano.
Annalisa Capponi