Il fenomeno dell’immigrazione- la zattera della medusa

Con le classi terze della secondaria dell’Istituto abbiamo discusso approfonditamente sul tema dell’immigrazione. Le classi terza A e terza B hanno commentato il fenomeno tramite il quadro “la Zattera della Medusa” di Gericault, proposto dalla prof. di arte Cipollini.

Qui alcuni degli spunti più significativi

“La zattera della Medusa” di Géricault e l’immigrazione

Théodere Géricault, nato nel 1791, fu uno degli artisti più importanti del Romanticismo. La passione di Géricault per l’indagine della realtà, lo portò a occuparsi molto spesso di fatti di cronaca. S’ispirò proprio a quest’ultimi per creare alcuni dei suoi dipinti più celebri come: “La zattera della Medusa”. Tale dipinto raffigura il naufragio della nave francese Medusa, il 2 Luglio del 1816, al largo delle coste africane. In quest’episodio circa 150 persone a causa della mancanza di scialuppe, dovettero ammassarsi su una zattera. Per motivi incomprensibili, venne tagliato il cavo che permetteva il traino della zattera da parte di altre scialuppe, e così queste persone si ritrovarono ad affrontare inaudite sofferenze che portarono anche ad episodi di cannibalismo. Solo dopo 12 giorni i pochi sopravvissuti vennero salvati dalla nave Argus.  Quest’ultimi vennero  rappresentate da Géricault, come eroi possenti e combattivi facendone i protagonisti del messaggio universale sulla condizione umana in perenne bilico tra disperazione e speranza; sentimenti che esistono ancora oggi, anzi, che sono molto attuali. In quest’ultimi due anni si è sentito molto parlare dell’immigrazione da parte dei siriani e degli africani in Europa, in particolare in Italia. Anche se per ragioni totalmente differenti, gli immigrati di oggi come i passeggeri della nave Medusa dovettero superare i pericoli del mare. Nonostante ci siano delle differenze in entrambi i casi emergono i sentimenti di disperazione e speranza. Infatti vi sono anche delle analogie tra i due episodi : l’attraversamento del mare utilizzando semplici barconi e zattere, il numero dei passeggeri sproporzionale alle dimensioni di quest’ultime e la mancanza di cibo e acqua per tutti. Proprio per questo i sentimenti di paura e di sconforto (dovuti principalmente alla condizione umana di fronte alla morte e al destino avverso) dominano le due scene. Ma vi è anche il sentimento di speranza, che rimane nelle persone che fino alla fine hanno cercato la salvezza, e che sono state ritratte da Géricault come eroi imponenti e combattivi. Infatti, come dice un proverbio, la speranza è sempre l’ultima a morire.

Sara Miceli III A

Spiega i sentimenti che provi raffrontando il quadro La zattera della Medusa di Géricault alla situazione degli attuali migranti.

 

Nel quadro La zattera della Medusa, Théodore Géricault vuole utilizzare un fatto di cronaca per descrivere i drammi che la comunità umana ha dovuto affrontare negli anni e la speranza che ha sempre avuto affinché tutto finisse al meglio.

Guardando il quadro, io ripenso all’attualità, alle migliaia di migranti che pur di trovare una via di salvezza, patiscono atroci sofferenze e danno via tutti i loro averi. La speranza di questi migranti che mirando a un futuro migliore e a una vita migliore sono pronti a tutto è la stessa dei personaggi del quadro di Géricault, i quali dopo dodici giorni di mare sono ancora fiduciosi.

Considerando anche il fatto che La zattera della Medusa rappresenta un episodio di cronaca realmente accaduto, io provo tristezza all’idea che l’umanità, nonostante il passare del tempo, lo sviluppo che la società sta attraversando e il conseguente continuo miglioramento delle condizioni di vita, si trovi costantemente a dover affrontare le medesime difficoltà nel corso della storia.

Osservando la modalità con cui Géricault rappresenta i personaggi del suo quadro: sempre pieni di speranza, imponenti, forti, coraggiosi, solenni, come eroi antichi, io penso che non c’è niente da rinfacciare agli attuali migranti per il modo con cui intraprendono il viaggio più pericoloso della loro vita e che non bisogna assolutamente screditarli per questo, anzi bisognerebbe premiarli per il valore e il coraggio di cui danno prova.

Come i personaggi del quadro di Géricault e come gli attuali migranti, io spero che tutte queste terribili tragedie che si ripetono regolarmente nel corso della storia e con cui l’umanità è costretta a convivere finiscano al più presto, in modo tale da vivere in un mondo degno di essere chiamato così. E questa speranza sarà l’ultima a morire.

Riccardo Sacerdoti III A

 

 

La condizione umana in perenne bilico  tra speranza e disperazione

      ll quadro di Géricault rappresenta un evento drammatico della storie

dell’Ottocento: il naufragio della nave “Medusa” avvenuto nel 18 giugno 1816.

Géricault si era documentato sull’avvenimento, interrogando i sopravvissuti ,

facendosi costruire un modello della zattera e disegnando i cadaveri all’obitorio

Osservando il quadro percepiamo la drammaticità dell’accaduto: sulla zattera i

naufraghi erano rimasti per giorni senza bere né mangiare.

Ai giorni nostri assistiamo sfortunatamente a scene molto simili.

Il telegiornale ci informa quasi ogni giorno dei barconi carichi di migranti che

arrivano nel nostro paese.

Queste persone fuggono dalla povertà e dalla guerra affrontando un viaggio di

disperato e pericoloso.

Come nel dipinto di Géricault , questi uomini sono in parte fiduciosi di trovare una

vita migliore e in parte disperati per la perdita di una persona cara in viaggio e per

l’abbandono del proprio paese.

Questa tragedia si ripete tante volte perché gli scafisti sono senza scrupoli e

imbarcano tantissime persone, facendole pagare somme elevate.

Spesso per non farsi arrestare li abbandonano su gommoni e tantissimi muoiono

annegati.

A differenza del quadro di Géricault, in cui i naufraghi sono rappresentati come

eroi  che sfidano la forza della natura, i migranti che vediamo in televisione sono

persone in condizioni penose e che rischiano di essere rispediti indietro.

I migranti sono anche loro eroi intesi come uomini che sfidano eroicamente il

destino avverso e la morte. Nonostante il quadro sia drammatico, la vita vera lo è

ancora di più.

Andrea De Marco 3˚B

 

 

 

zattera